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Sono stato al maggior evento nazionale sul marketing per parlare anche di Cam.tv. Qui la mia esperienza di networking e formazione acquisendo opinioni autorevoli su questa bella piattaforma. Ecco che ne pensano i grandi marketer italiani…

Dal 20 al 22 giugno sono stato al Web Marketing Festival di Rimini, il maggior evento nazionale dedicato al Web Marketing.

E già! Da addetto ai lavori da molti anni frequento questo genere di eventi.

Perché lo faccio? Semplice: per fare networking, ovvero per tenermi costantemente in contatto, creando e rinforzando relazioni personali e professionali con i maggiori esperti del settore, cioè i migliori professionisti formatori e consulenti della comunicazione digitale in Italia e non solo.

Oltre a questo si aggiunge anche la possibilità di tenermi costantemente aggiornato sugli ultimi trend, di formarmi rinforzando le mie skill ed acquisendone di nuove, non per forza legate al mio focus (che ricordo è il branding specialmente di tipo personale). E tra una giornata formativa e l’altra scambiarci qualche battuta bevendo qualche damigiana di birra e mangiando abbondanti porzioni di sushi. Così intanto nasce qualche nuova amicizia, roba che si dice faccia bene all’anima.

Con questo post non solo ti racconterò sommariamente la mia tre-giorni riminese, dandoti modo di assaporare le sensazioni che ho provato, ma questa volta lo farò in una luce nuova: quella di chi è stato al WMF oltre che nelle vesti di #BrandMaker anche come Founder President di Cam.tv, ovvero di chi è tra i principali finanziatori di questa nostra piattaforma.

(sul mainstage con il presentatore di Web Marketing Festival Cosmano Lombardo)

Perché era importante ottenere un feedback dal pubblico del WMF su Cam.tv?

Perché Cam.tv per crescere deve aprirsi al mondo delle altre start-up, degli investitori, degli addetti ai lavori della comunicazione digitale. Perché è proprio in questo ambiente che risiede la grande risorsa di cui deve cibarsi: la conoscenza.

Se Cam.tv vuole perseguire la sua USP (Unique Selling Preposition, ovvero la sua promessa di essere il “social network del valore”) deve accogliere a braccia aperte e fare di tutto per inglobare dentro di sé quell’immenso valore dato dal lavoro quotidiano di migliaia di copywriter, autori, videomakers, formatori, consulenti, programmatori, creativi, ecc…

Professionisti dei nuovi media (che poi tanto nuovi, ormai, non sono più) che creano costantemente contenuti di qualità perché sanno bene che sono questi ad avvicinare la gente (leggasi “futuri clienti”), non di certo i proclami pubblicitari di un tempo.

Raccogliere feedback da loro era quindi indispensabile per capire se la piattaforma potrà fare quell’enorme balzo in avanti, in termini qualitativi e quantitativi, che tutti ci auspichiamo. Sia chiaro: senza il contributo attivo di buona parte di loro, raggiungere gli obiettivi ambiziosi che Cam.tv si è posta sarà molto difficile.

Dunque raccontarti le mie impressioni (perché di questo si tratta, non si tratta di vero sondaggio), potrebbe svelarti molto del futuro di Cam.tv.

(incontri magici con i cammer: a sinistra col collega Giorgio Barillà con cui ho trascorso diverse ore confrontandoci su tanti argomenti, specialmente su Cam.tv, a destra con il top founder president Donato Cassone ed altri due cammer che vedendomi con la maglietta mi hanno bloccato per fare amicizia)

Ma chi sono, più nel dettaglio, i professionisti che hanno calcato i corridoi e le aule del Palacongressi di Rimini ed a cui ho parlato di Cam.tv?

Direi che si possano dividere in tre principali categorie:

1) Relatori

Tendenzialmente i maggiori esperti di marketing in Italia, ciascuno con specializzazioni diverse.

2) Sponsor

Chi ha acquistato uno stand, dunque solitamente startup, aziende, professionisti, case editrici. Anch’esse, ovviamente, con eccellenti skill.

3) Visitatori

Dallo smanettone che si avvicina al marketing, all’azienda finale in cerca di soluzioni. Ma anche altri professionisti e marketer (spesso gente in gambissima non coinvolta nelle prime due categorie solo per puro caso).

Perfetto, penso che il quadro per te adesso sia chiaro. Era importante introdurtelo.

Ma prima di iniziare il mio personale racconto sul Web Marketing Festival 2019 con l’accento su Cam.tv, un’ultima nota.

Questo post è incompleto. Sì, perché avrei voluto raccogliere altro materiale, ma nella notte tra il 20 e il 21 è venuto a mancare un mio conoscente, il dipendente di un mio cliente che conoscevo non bene, ma comunque sufficientemente per sapere quanto fosse buono, bravo e simpatico. Definirlo “amico” sarebbe inesatto (l’amicizia è ben altra cosa), ma ciò stante puoi immaginare quanto la notizia mi abbia segnato. Ecco perchè, in segno di rispetto, nella giornata di venerdì ed in parte anche di sabato ho deciso di limitare al minimo la raccolta dati e di non postare nulla sui social. Mi scuso quindi se il racconto potrebbe sembrarti incompleto.

Il mio racconto del WMF 2019

Manco a farlo apposta (vista la visione sociale di Cam.tv) il tema del Web Marketing Festival quest’anno era il sociale. Durante tutte le giornate gli speaker e gli ospiti hanno rimarcato costantemente il rapporto tra interesse economico ed interesse sociale, giungendo ad un’importante conclusione:

E’ finita l’era in cui l’interesse imprenditoriale è opposto a quello dell’uomo.

Per intenderci la massiccia presenza del web in qualsiasi attività umana è ora un’opportunità per generare per tutti sia ricchezza economica che sociale. Il ruolo del marketing nella società, ed in particolare del web-marketing, è cruciale, in quanto oggi non è più “vendita e basta”, ma vendita solo come conseguenza di un significativo miglioramento della qualità della vita. Non è un caso che le aziende hi-tech più virtuose siano quelle più capaci di rispondere favorevolmente ai desideri, alle necessità ed ai problemi delle persone.

E con “persone” non dobbiamo intendere solo noi occidentali, ma proprio tutte.

Ecco perchè il web-marketing è lo strumento più adatto e potente per far sì che tutte le parti in causa (aziende e consumatori) ottengano vantaggi, nell’ottica di un win-win collettivo.

Il web-marketing non è un gioco per nerd per costruire ipotetiche macchine stampa-soldi, almeno non dovrebbe mai cinicamente esserlo, semmai va visto come una sorta di filosofia di vita capace in prospettiva di assecondare contemporaneamente i bisogni materiali e immateriali dell’intera umanità.

L’unione di corpo ed anima nel proprio stile comunicativo risiede nello stesso concetto di brand: più questa unione risiede nel brand, maggiori sono le chances che questo si riveli di successo.

Certo, non esiste una ricetta magica per realizzare questa unione con la garanzia di non farsi male, eppure il brand che tratta il sociale con coerenza (non in modo finto, diversamente sarebbe un boomerang) riesce a catalizzare attenzione e crescere in autorevolezza.

(foto di cui vado particolarmente orgoglioso: con il maggior esperto di storytelling aziendale Andrea Fontana)

Ma i brand non possono raggiungere il successo senza il coraggio di esporsi.

A dire dell’ospite di punta del Web Marketing Festival, lo scrittore Roberto Saviano, i brand devono smetterla di girarsi dall’altra parte di fronte a certi temi, quali quelli dell’immigrazione e della povertà nel mondo.

Essere politically correct insomma non paga perché il pubblico avverte questo approccio come distaccante e, al contrario, chiede che i brand esprimano il loro punto di vista. Ciò li rende più umani, più veri, più empatici e quindi più attrattivi. 

Insomma i brand, secondo Saviano, devono con coraggio scegliere da che parte stare di fronte ai problemi sociali dell’umanità, quali i recenti drammi dell’immigrazione, offrendo soluzioni per accogliere ed aiuto concreto a chi rimane nei paesi di origine dei migranti.

(il toccante speech di Saviano sulla questione “umana” dell’immigrazione e sulla comunicazione sociale)

A mio parere Saviano può piacere o meno, può essere anche giudicato a ragione come esageratamente retorico, politicizzato, radical-chic, ecc. Ma sta di fatto che quel che ha detto nel suo speech è molto sensato oltre che giusto. Non vorrei innescare anche qui le solite diatribe pro Saviano – contro Saviano come avvenuto già sul mio Facebook, ma se ho deciso di riportare le parole di Saviano e postare (anche qui) il nostro selfie fatto per rispondere alla battuta scherzosa dell’amico Simone Cerri che tempo fa, in seguito ad una delle mie solite moralizzazioni sull’uso di Cam.tv, mi disse che somigliavo a Salvini, è stata proprio una conseguenza di quel suo concetto.

Se non è ancora sufficientemente chiaro, ribadisco: Saviano è un simbolo della lotta al razzismo, e come tale ho deciso di applicare alla lettera quanto da lui ricordato (i brand devono smetterla di apparire neutrali), lanciando un segnale chiaro contro il razzismo. Punto!

E comunque, stando a quel che mi ha detto nel nostro breve ed intenso incontro, NON somiglio a Salvini (parola di Roberto Saviano!). 😂😂😂

Il tema del WMF 2019 a confronto con la vision di Cam.tv

La cosa che mi ha particolarmente colpito riguardo al tema trattato è che sembra cucito addosso a Cam.tv.

Pensaci un attimo. Roberto Saviano, Alessandro Benetton ed altri ospiti e speaker dell’evento hanno lasciato intendere più volte che un business virtuoso deve avere ed applicare una visione sociale, oltre che economica.

(slide che sembra fatta apposta per Cam.tv: il concetto di “shared value”, il valore condiviso)

Cam.tv è una social company, ovvero un’azienda a scopo di lucro che però ha nel suo dna il sociale, visto che distribuisce la maggior parte dei suoi utili ai suoi stessi membri.

La piattaforma regala un win-win collettivo. Tra l’altro, come scrivevo in questo mio articolo in cui “ingenuamente” (ma a quanto pare stando ai discorsi fatti sullo stage del WMF non così tanto) profetizzo Cam.tv come strumento per ridurre o addirittura eliminare la povertà nel mondo, salta all’occhio come la visione sociale di questa piattaforma coincida con quella auspicata nel maggior evento italiano sul web marketing.

In effetti, mentre il Web Marketing Festival scorreva via, ho pensato che Cam.tv avrebbe dovuto essere su quel grande palco per dire:

“Hey, noi lo stiamo già facendo!”

Chissà, magari l’anno prossimo ci sarà il CEO di Cam.tv Gabriele Visintini su quel palco: sarebbe fantastico!

Tutto ciò mi ha fa molto ben sperare che Cam.tv prima o poi diventi molto popolare.

Mentre gli ospiti parlavano di social-economy, lo immaginavo come un fiume, un piccolo torrente appena nato su una montagna innevata. Questo fiumiciattolo era al momento poca cosa, ma la portata d’acqua aumentava sempre più fino ad essere un giorno talmente forte da travolgere tutto e tutti.

In senso buono, ovviamente!

(we make future, realizziamo il futuro, disegnato con la sabbia da un’artista)

La domanda fondamentale a cui do risposta in questo post: cosa pensano i guru della comunicazione di Cam.tv?

Come scrivevo all’inizio, durante i miei tre giorni ho accennato e, in alcuni casi, anche spiegato nel modo più chiaro possibile il progetto. Sei curioso di sapere quali feedback ho ricevuto?

Ti rispondo subito, senza tenerti ulteriormente sulle spine: sia buoni che non buoni.

Prima di continuare la lettura, però voglio premettere una cosa: prendi queste opinioni con le pinze, perché in verità nessuno di loro, per ovvi motivi dovuti al contesto (mentre ci si sta preparando per uno speech non è proprio il caso), si è iscritto all’istante e ha provato il servizio, riuscendo a fornirmi un feedback reale. Si tratta invece di opinioni “a caldo”, comunque sufficienti, come leggerai, a formulare una riflessione.

I feedback negativi

Questi sono giunti soprattutto dai marketer italiani di maggior spessore.

In realtà nessuno si è espresso negativamente (lo ammetto, ho messo “negativi” per attirarti, anche perchè non si può giudicare qualcosa che non si conosce) tuttavia ho riscontrato una certa dose di scetticismo dovuto al modello di business apparentemente “fuffarolo”.

Sì, hai letto bene.

Cam.tv, ma ne ne ero accorto anch’io in questo mio noto post, nei primi momenti della customer-journey “appare” quasi come uno schema multi-level.

Sappi che nell’ambiente del web marketing “serio” esiste una sorta di regola non scritta per cui tutti i business che fanno uso del network marketing vanno evitati come la peste. Una regola a cui aderisco anch’io, tant’è che tendenzialmente evito questo genere di business. Sul motivo non mi dilungo ulteriormente, altrimenti faremmo notte (ma se sei curioso leggi qui).

Non è un caso, infatti, che spesso gli stessi suoi manager debbano ricordare che Cam.tv NON è un network marketing (in verità da un’analisi più attenta viene fuori che è un ibrido tra un affiliate ed un network ma, ci tengo a precisarlo, con commissioni bilanciate in modo da rendere il sistema totalmente etico e sicuro).

E’ un dato di fatto però che questa struttura lo renda poco incline ad essere da subito capito ed apprezzato (solo dopo essersi registrati e trascorsi alcuni giorni a smanettarci ci si rende conto del funzionamento e si comprende l’impatto sociale potenzialmente STRAORDINARIO che potrà avere).

Tuttavia non poche persone, e non necessariamente esperte di marketing, hanno fatto notare anche un ulteriore problema di Cam.tv, che è il suo nome.

Cosa c’entra il nome “Cam.tv” con una social company del valore?

Il naming, l’attività di copywriting che si occupa della definizione del nome ideale di un brand, di un prodotto o di un servizio, dovrebbe infatti rispettare determinate regole, prima di tutto la coerenza con la sua USP, ovvero come già ricordato la promessa di essere “il social network del valore”.

Insomma la logica avrebbe voluto qualcosa che inglobasse la parola “value” oppure “passions” oppure ancora “skills”. O addirittura realizzare un nanimg di fantasia.

(a sinistra l’avvocato del digitale Alessandro Vercellotti, a destra il consulente dei consulenti di web-marketing Alessandro Mazzù)

 

Va detto però che Cam.tv si riconduce alla webcam e alla televisione, e che quindi una logica esiste. Direi non di certo una scelta raffinata ed originale, ma c’è.

Il problema vero però è un altro: l’analogia con l’espressione “cam-girl” (la tipica utilizzatrice delle chat erotiche), che è effettivamente troppo evidente, portando l’utente che si imbatte per la prima volta in quel nome a pensare subito a tutt’altro tipo di “contesto”!

Su questo appunto sono abbastanza d’accordo con chi ha fatto questa costatazione: in effetti la fase di naming poteva essere svolta con più attenzione, evitando di adottare un nome che desse adito ad ambiguità. 

Sinceramente di questa “stranezza” mi ero accorto anch’io a suo tempo, ma non avevo voluto rivelarla pubbicamente perché la credevo poco impattante nella customer-journey.

Tuttavia non lo ritengo un errore di comunicazione grave, perché la webcam è effettivamente parte importante del funzionamento di Cam.tv ed inoltre anche quel “tv” finale riconduce il tutto all’idea di fare della piattaforma una sorta di televisione su cui fare zapping tra migliaia (e speriamo in futuro milioni) di canali uno più interessante dell’altro.

Pertanto una volta che la brand-awareness di Cam.tv farà il suo corso (ecco perché salire sui palchi importanti del marketing nazionali, e non solo, sarebbe utilissimo in tal senso, capito Gabry?), pian piano anche il naming non azzeccatissimo non sarà più un problema.

I feedback positivi

Tuttavia alcuni esperti di marketing, tra cui anche importanti autori di libri, una volta superata quella titubanza iniziale e compreso il “senso” della piattaforma, hanno espresso tutti un giudizio favorevole. Presto avrai modo di vederne in Cam.tv diversi, perché si sono già registrati e te li presenterò io stesso (anche per questo motivo, se non sei ancora iscritto, ti consiglio di farlo da questo link!).

Le altre opinioni positive vengono da tanti, tantissimi freelance che ho conosciuto in giro per il Web Marketing Festival (soprattutto durante alcune intensissime sessioni di elevator-pitch della durata di 3 minuti).

Si tratta in maggioranza di neo-professionisti, neo-laureati, partite iva appena aperte o in procinto di essere aperte che desiderano costruire e lanciare i loro brand, e che hanno capito subito che Cam.tv per loro è una vera opportunità di lancio e monetizzazione a costo zero delle loro attività.

Cam.tv in effetti è ideale per loro, in quanto questi non hanno spesso i mezzi economici, oltre che le skill, per costruire un loro sistema autonomo di marketing.

(a sinistra l’esperto di webinar Luca Vanin, a destra l’esperto Telegram e Whatsapp Business Flavius Florin Harabor)

Ritengo che questi giovani siano il target principale a cui Cam.tv debba rivolgersi.

Tuttavia non solo loro: anche ai grandi comunicatori, chi ha già un buon seguito, gli influencer, chi già monetizza (e non poco) grazie a Facebook, Instagram, YouTube, ecc. dovrebbero entrare tutti in Cam.tv.

Perchè lo penso?

Semplice: Cam.tv non vieta nel modo più assoluto di linkare esternamente il proprio sito aziendale, il proprio blog o magari il proprio funnel di marketing personale!

Se quindi sei un esperto di livello, con decine se non centinaia di migliaia di fan, il consiglio che ti do è di non snobbare Cam.tv perché diverrà presto un bacino interessante di utenti in linea con il tuo business.

Anzi, in realtà già lo è.

Starà a te decidere se vendere i tuoi servizi (consulenze, videocorsi, webinar, live, ecc..) dentro o fuori Cam.tv.

Il successo di Cam.tv non è questione di se, ma di quando.

E tu lo sai meglio di me che nel business il timing è quasi tutto, vero?

 

 


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Leonardo Cascio

Leonardo Cascio

Per anni web developer e graphic designer, oggi esperto di marketing e comunicazione digitale. Lavoro professionalmente dal 1998 e dal 2002 come owner della media agency siciliana LCM Your Global Partner.