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Cam.tv, oltre ad essere un bellissimo progetto, è soprattutto una grandiosa community piena di gente simpatica, molto spesso preparata e desiderosa di offrire il proprio sapere agli altri. Se non la conosci ancora, ecco qui il link.

Trovo quindi utile e giusto che si sia dato un “soprannome” all’utente che ne fa parte. Probabilmente sarà stata un’idea della start-up stessa, o forse di uno dei primi iscritti entusiasti, questo non lo so. Fatto sta che ci sta! Scusando il gioco di parole.

Tuttavia ho notato in giro, in particolare sui post del gruppo Facebook dove solitamente si “lanciano” i nuovi iscritti, un po’ di confusione circa l’uso e la declinazione che se ne fa.

Il nick del tipico utente di Cam.tv sarebbe infatti il “camer”, ma si trova a volte scritto anche “cammer”, con la doppia “m”.

In effetti l’ultima lettera delle parole monosillabe in inglese si dovrebbe raddoppiare sempre (come ad esempio nella parola “blogger” derivante da blog).

Quindi sarebbe più giusto usare il termine cammer piuttosto che camer.

Un problema anche di plurale

Non solo. Ho notato anche sia sui “social satellite” che qui su Cam.tv, delle “strane” quando non affatto rare declinazioni al plurale della stessa parola.

C’è chi ad esempio, per presentare un nuovo iscritto (magari suo affiliato) lo presenta con un caloroso “benvenuto al nuovo camers… Peppino…”

Ecco, anche questo è sbagliato: come si può coniugare al plurale presentando una sola persona? Capirei “benvenuto al nuovo camers Lo Spirito Santo”, ma solo perchè quello è trino.

Battutacce a parte, questo errore deriva a mio parere dalla nostra abitudine ad aggiungere la “s” un po’ a tutto, magari per darci un tono, per sembrare che mastichiamo l’inglese quando in verità, da buon italici, lo facciamo pochino.

Un po’ come chi finge di sapere lo spagnolo aggiungendo “os” a la qualsiasi e come se non ci fosse un domani!

Per essere ancora più chiari: anche la parola “fans”, ad esempio subisce lo stesso maltrattamento.

Esempio: dire “sono un fans di Gigi D’Alessio” è sbagliatissimo!

(no, non solo per l’errore di grammatica; ebbene rifuggo dalla sua musica, non me ne vogliano i suoi fans; ecco, in questo ultimo caso la “s” si può mettere visto che c’è il plurale, anche se come leggerai in seguito non è ancora correttissimo).

L’opinione autorevole (mica quella di Leo Cascio!)

In verità va anche detto che quando si parla o scrive in italiano, mettere le parole inglesi al plurale sarebbe in ogni caso un errore.

No, non lo dico io, e neanche mio “cugggino” che si spaccia copywriter anche se ha la terza elementare, ma addirittura il Treccani:

I termini in inglese inseriti in un testo italiano non vanno declinati (a meno che non si tratti di citazioni estrapolate da un testo o da una dichiarazione in inglese), per il semplice motivo che entrano in una nuova lingua, la nostra, che non prevede la formazione del plurale dei sostantivi tramite l’aggiunta della desinenza -s o -es.”. Fonte: qui

Per capirci, sarebbe giusto dire “benvenuto ai nuovi cam(m)er”, non “benvenuto ai nuovi cam(m)ers”. Se invece comunichiamo in inglese una frase come “welcome to the new cam(m)ers Carol and John” sarebbe giustissima.

Detto ciò, quando ancora questo mio “dubbio amletico” non era diventato l’articolo che stai leggendo ma era solo un breve post, qualcuno mi ha fatto notare una cosa interessante:

Sicuro che Cam sia una parola inglese?

Credevo in realtà significasse “webcam”, da cui una delle sue killer-application: la videochat.

Ma se così non fosse, l’utente non sarebbe un “cammer” (o “camer” per chi è tirchio di consonanti), ma forse “un camino, un campo, un camerino, un cambio…”, ecc.

Quindi per indicare gruppi di utenti da due in poi diremmo “camini, campi, camerini, cambi..” senza preoccuparci di tutte queste regolette linguistiche che procurerebbero un orgasmo alla regina Elisabetta.

Ecco che ne penso. Anzi no!

Ad ogni modo, sai cosa ti dico? Ognuno dica come crede!

Esatto. Questa volta non dispenserò consigli linguistici nel modo più assoluto, anche se devo dire che queste cose non riguardano solo la lingua, ma anche il mio campo: la comunicazione.

La scelta di un nome (il naming) è infatti un’attività di copywriting importante, dunque anche l’adozione imporrebbe una certa attenzione con lo scopo di evitarne fraintendimenti e, allo stesso modo, di rafforzarne il significato.

Per intenderci, se proprio volessi esprimermi su quale nome utilizzare tra tutte le varianti, io sceglierei “cammer” (ovviamente da usare anche al plurale, senza la “s”, tranne se sto facendo il prefisso +44).

La scelta ricadrebbe su questo termine anche per un altro motivo: Cam.tv è, di fatto, una piattaforma internazionale tradotta in più lingue, tra cui anche il francese.

Ecco, forse non sai che “camer” in questa lingua significa… “droga”!

Vogliamo proprio escludere i cugini transalpini da Cam.tv per quel pessimo naming?

Ma te l’immagini? “Direttamente da Parigi, un caloroso benvenuto al nuovo camer François!” con tanto di pera come foto profilo!

Come invece confermerà la carissima Nicoleta Hirnea, “cammer” significa “stanza” in rumeno. Una traduzione che in tal caso di certo non imbarazza niente e nessuno!

Conclusione

Detto ciò, è vero che in fondo a noi della community interessi solo che sia il nome del suo brand a non essere frainteso o declinato in modi diversi. Oltretutto storpiare Cam.tv andrebbe contro i termini e le condizione d’uso che abbiamo firmato.

Tuttavia non sarebbe affatto male decidere tutti insieme un solo ed unico modo di chiamarci, evitando magari di aggiungere la “s” riferendoci a 2 o più utenti nella nostra lingua madre.

Sarebbe una scelta di stile, un modo per darci un ordine, per supportare la start-up che ci sta dietro e per rinforzare la nostra immagine collettiva!

Quindi… una volta per tutte, decidiamoci: come ci chiamiamo?

Cammers con due “m” o piuttosto…

“Caminetti”?

Che ne dici? L’accendiamo? 🙂

 

 

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Leonardo Cascio

Leonardo Cascio

Per anni web developer e graphic designer, oggi esperto di marketing e comunicazione digitale. Lavoro professionalmente dal 1998 e dal 2002 come owner della media agency siciliana LCM Your Global Partner.