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In un articolo un po’ provocatorio di qualche tempo fa mi interrogavo del perché la regola del pagamento anticipato che vige nel web, prassi comune che nessuno si è mai permesso di mettere in discussione, non venga invece applicata anche nell’offline, dimensione in cui spesso la parte in causa, ovvero un fornitore, si vergogna di fare simile richiesta al cliente, nonostante ne abbia tutto il diritto (basti pensare all’acquisto di materiali, alla fornitura di servizi di terzi e a tempo e alle “spese vive” che ci sono sempre ed in ogni caso).

Oggi, addirittura, ho scoperto che questa strana “vergogna di chiedere” qualcosa che è un “sacrosanto diritto”, certe volte vale persino con l’acconto!

Cioè, giuro, nella mia città (a Marsala, ma temo che ciò valga anche al Sud e anche in altre parti d’Italia) ci sono aziende che si vergognano di chiedere persino un acconto, e, cosa più grave, se gli si offre, dicono di no e ti guardano un po’ male facendoti intendere che non si “umiliano” per pochi euro.

L’episodio che mi ha confermato ciò è stato quando oggi ho proposto ad un mio fornitore di dargli un piccolo acconto prima di fargli iniziare un lavoro. Alla mia proposta mi ha risposto testualmente:

“Ho talmente tanto lavoro che non ne ho bisogno: quelli che si fanno dare un acconto sono sempre quelli con l’acqua alla gola, che non lavorano o lavorano poco, e che quindi hanno un disperato bisogno di soldi”.

Gli ho risposto che, pur capendo che talvolta si può negare l’acconto se ci sono le condizioni (sociali ed economiche), non sono d’accordo sulla sua giustificazione (probabilmente condivisa da molti altri imprenditori).

Secondo me, infatti, a prescindere dalla fiducia che si ripone nei confronti di chi dovrà vendere qualcosa o fornire un servizio:

Chiedere/offrire un acconto è segno di professionalità e non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi: è un diritto/dovere valido anche nel caso di piccole cifre.

Ad esempio, per quel che mi riguarda, se non mi va di chiedere a qualcuno di pagarmi un acconto su una mia prestazione professionale, non lo faccio perché non voglio “umiliarlo”, ma solo se i costi per il lavoro che dovrò svolgere sono trascurabili, e che quindi il rischio di avere un mancato pagamento è minimo e ponderato.

Rispondere in quel modo, invece, mi sembra un atteggiamento un po’ superficiale che crea anche un certo imbarazzo. E non è la prima volta che avverto questo atteggiamento da parte dei fornitori (fosse stato un fatto isolato di certo non ci avrei fatto questo post!).

Nel mio caso non nascondo di essermi trovato effettivamente un po’ in imbarazzo in quanto lato fornitore chiedere un acconto per un lavoro non è chiedere un’elemosina, ma è un diritto, e quindi parallelamente lato cliente dare un acconto, o almeno proporsi di farlo, è un dovere.

In conclusione

Per come la vedo io, dovendo fare un lavoro a qualcuno, se questo qualcuno non mi fa la fatidica domanda “quanto ti devo come acconto?” sai cosa sospetto? Che questo “qualcuno” sia poco serio. Ora magari è invece serissimo, intendiamoci, ma come si suol dire “la prima impressione è importante”.

Che se al contrario la domanda me la fa potrei dirgli “guarda, visto che il lavoro è minimo, non c’è bisogno: pagherai l’intero importo a saldo”.

Ma che se, al contrario, fa lo gnorri… a parte la magra figura… non gli converrebbe proprio!


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Leonardo Cascio

Leonardo Cascio

Web developer, web & graphic designer, ed esperto di marketing e comunicazione digitale (e non solo). Lavoro professionalmente dal 1998 e dal 2002 come owner della media agency siciliana LCM Your Global Partner.